Come ho trasformato la mia passione per la scrittura da un semplice hobby ad un vero e proprio business profittevole.
Ero alle elementari quando, durante l’intervallo, spendevo ore a scrivere filastrocche. Non so bene come fosse iniziata, mi ricordo solo che erano tutte filastrocche sui miei gatti, sulle cocorite di papà, e forse riguardo al mio sogno, da grande, di diventare “la signora dei cavalli.”
Le scrivevo e le facevo leggere a mamma e papà. Fine.

Crescendo, scrivere è sempre stato il mio miglior modo di esprimermi. Scrivevo quando ero confusa, quando ero triste, quando ero arrabbiata e quando volevo immaginare come sarebbe stato il mio futuro.
Poi, un giorno di liceo, arrivò un concorso di poesia. Di tanto in tanto scrivevo già poesie, principalmente in Inglese perché in realtà mi suonavano meglio. Partecipare era gratis, e non dovevo necessariamente dirlo a nessuno. Scrissi una poesia sulla danza, stampai i vari documenti e li portai in segreteria.
“Tanto non si vince mai in queste cose; è solo per divertimento.”
E invece mi chiamarono. Eravamo un centinaio di ragazzini nella sala delle premiazioni, e quando al microfono dissero il mio nome volevo sparire. In realtà non ero proprio preparata all’idea che, se mai avessi vinto, avrei dovuto leggere la mia personalissima poesia al microfono davanti a cento persone.
Mi tremava la voce. Ma vinsi al primo posto, pari ad un ragazzo che aveva portato un altro testo di cui non ricordo assolutamente niente.

Anni dopo, mi ritrovai al bivio tra il continuare a lavorare come wellness coach, o il salto nel vuoto dell’ammettere che quella strada non faceva per me.
Avevo capito che non volevo essere un coach dopo aver speso tre anni a lavorare in quel settore. L’ultimo tentativo che avevo fatto per lanciare il mio business era stato un corso di 90 giorni per online coach sul marketing organico per i social media.
Avevo imparato tanto sul copywriting e la scrittura persuasiva.
In breve, da lì a poco trovai Fiverr, e iniziai con tre gigs, uno dei quali consisteva nello scrivere captions per altri online coach.

Negli ultimi due anni, dall’inizio della mia attività su Fiverr, penso di aver scritto un migliaio di captions. All’inizio prendevo ordini in cui consegnavo 15, 30 o 100 captions alla volta. Erano ordini con cui i miei clienti potevano postare contenuti per mesi, senza aver bisogno di scrivere una parola.
Era divertente perché per me significava fare ricerca su argomenti di mio interesse, scrivere con lo stile della persone per cui stavo lavorando, ed utilizzare tutte le mie conoscenze per aiutare dei coach che stavano avendo successo nel loro business.
Oggi, scrivere Instagram captions per me è davvero facile. Raccolgo dati, mi immedesimo nel brand o nella persona, e scrivo 5, 10 captions alla volta.

Nel tempo, non ho mai smesso di formarmi. Ho fatto altri mini corsi sul copywriting per gli eBooks, copywriting per i blog, scrittura per i siti web, strategie per i social media…
Oggi, grazie alle intelligenze artificiali, determinati lavori possono sicuramente essere velocizzati. Eppure, non ho ancora trovato uno strumento che davvero sia in grado di esprimersi utilizzando le sottilissime variazioni di stile e tonalità che distinguono ciascuno di noi.
Quando mi chiedono “come hai fatto a crescere così tanto su Fiverr?” sorrido, perché in realtà mi è sembrato tutto abbastanza semplice.
Non è una crescita che ho forzato, in nessun modo. Non era nemmeno qualcosa che pensavo di volere quando ho iniziato.
Ma una cosa me la ricordo bene: sin dal primissimo ordine, ce l’ho messa tutta.
Ho sempre avuto questo modo di fare le cose: se faccio qualcosa, lo faccio al cento per cento. Altrimenti dico di no.
Penso che questo, in un business, aiuti tantissimo. Nei primi due anni di attività come freelancer, ho chiuso oltre 300 ordini ed ottenuto oltre 200 recensioni a 5 stelle. Questo non sarebbe stato possibile se non avessi davvero messo cuore e anima in ogni singolo progetto che io abbia accettato.
Ci sono stati progetti difficili, imprevisti o clienti antipatici? Oooh yes. Ma questo direi che è un intero altro articolo a parte.

